Cosa riteniamo “irrinunciabile”? Le Botteghe di futuro ad Arena24

13 Settembre 2024

Durante i giorni di Arena24 le Botteghe di futuro sono state il luogo di ascolto e raccolta dei pensieri e dei vissuti delle Comunità capi, intorno ai “Felici di…”. Due “artigiani di futuro” per ogni Comunità capi hanno potuto condividere alle Botteghe il proprio percorso, consegnando al gruppo di riflessione il proprio “irrinunciabile”. Da questa preziosa condivisione le diverse Botteghe hanno poi elaborato possibili sfide di futuro.

Alle Botteghe hanno partecipato 2.231 artigiani di futuro in rappresentanza di 1.158 Comunità capi: da Arena24 è dunque partito il lavoro che porterà a individuare le sfide educative per l’AGESCI del futuro!!

Ad accompagnarci nella progettazione e organizzazione delle Botteghe di futuro c’è il prof. Carlo Andorlini, docente magistrale in Scienze del servizio sociale all’Università di Firenze.

Per supportare il lavoro di rilettura dei materiali post Route è stato costituito un gruppo di ricerca, formato da validi professionisti in campi molto diversi, dall’antropologia alla sociologia, all’urbanistica, di cui fa parte Matteo Pasqual, pedagogista di comunità e formatore sociale, che commenta: “La ricerca ha una validità scientifica potente, perché potente è la diffusione nel territorio”.

Siamo 18 mila… ma come siamo fatti?

29 Agosto 2024

Ormai tutto il mondo sa che ad Arena24 c’erano 18 mila capo e capi. Ma chi sono questi capi? Da dove vengono? Che età hanno?

Grazie all’aiuto della pattuglia IT, condividiamo alcuni dati che ci aiutano a leggere meglio la partecipazione delle capo e dei capi ad Arena24.

Innanzitutto, i 18 mila erano perfettamente divisi al 50% in maschi e femmine: per la precisione hanno partecipato 9293 uomini e 9110 donne. Questo dato rispecchia l’equilibrio tra i sessi che, anche a livello più generale, si riscontra in Associazione, un dato distintivo abbastanza importante se confrontato con altre realtà simili alla nostra, dove in genere c’è una preponderanza di uno dei due sessi.

Come tutti ben sappiamo, i capi al campo sono stati distribuiti in 4 sottocampi, più o meno equilibrati nei numeri. Ma sappiamo che morite dalla voglia di sapere qual era il sottocampo più grande: che domande, chiaramente il Verde con 4.464 capi! Seguono il Rosso con 4.452, il Viola con 4.427 e infine il Giallo con 4.345.

La Regione più rappresentata è stata il Veneto, con 2.681 capi. Sul podio anche l’Emilia Romagna con 2.399 capi e la Lombardia con 1.826 persone. Attenzione, c’erano anche 18 capi della Repubblica di San Marino!

La fascia d’età più rappresentata è quella dei nati tra il 1990 e il 1999, ovvero i capi tra i 25 e i 34 anni, con il 36% sul totale. A seguire i capi tra i 21 e i 25 anni, con il 33% del totale; poi i nati tra il 1970 e il 1979 (dai 45 ai 54 anni) con l’11% e i nati tra il 1980 e il 1989 (dai 35 ai 44 anni) con il 10%. Avevamo tra noi anche un rappresentante della fascia 1930-1939, il mitico Onorato Spagnoli, del Gruppo Viareggio 3, che ha partecipato a tutte e tre le Route delle Comunità capi!

La Zona con più partecipanti è stata la zona Bologna con 335 capi, seguita da zona Milano con 315 persone e zona Torino con 305 capo e capi.

Infine, il livello di formazione: la popolazione di capi più rappresentata (30%) era quella con al collo il Gilwell della Nomina a Capo, seguita dal 25% dei capi con CFM. Subito dopo i capi che ancora devono iniziare la formazione (19%), quelli che hanno frequentato il CFT (16%) e infine i capi che hanno frequentato il CFA (10%).

L’organizzazione e l’impegno per la ristorazione collettiva di Arena24

29 Agosto 2024

Non solo olive nei pasti di Arena24, ma tanto impegno e grande organizzazione per sfamare le 18.000 bocche che hanno partecipato all’evento di Verona. Un servizio complesso, che ha richiesto un anno di progettazione e un nuovo modo di concepire la ristorazione collettiva. Una sfida accettata con coraggio (e crediamo vinta n.d.r.) dagli affidatari della fornitura, Vivenda Spa controllata della “La Cascina Cooperativa”.

Gli chef ci hanno parlato non solo delle ricette del menu scelto da AGESCI, ma anche dell’organizzazione di un servizio, che ha visto distribuire ogni giorno la colazione, il pranzo al sacco e la cena sporzionata a 18.000 capo e capi, di cui 2.300 (il 13%) avevano richiesto diete speciali, formate da più di 600 menu differenti, a seconda delle allergie segnalate.

Questa grande impresa si può riassumere in alcuni numeri e considerazioni.

Panini
Per il pranzo al sacco sono stati preparati 110 mila panini vegetariani, due a testa al giorno, una tartaruga e un sandwich, ogni giorno diversi, confezionati separatamente in atmosfera protettiva perché potessero essere mangiati anche diverse ore dopo essere stati distribuiti. Per poter soddisfare questa esigenza logistica si è scelto un fornitore (la pugliese Alba Panini), l’unico sul territorio nazionale in grado di cambiare in pochi giorni l’intera linea di produzione della propria azienda, per produrre un panino vegetariano per un altissimo numero di persone, garantendo la sicurezza alimentare.

Cena
Il pasto è stato preparato nei centri pasto di Vivenda utilizzando prodotti freschi e sporzionato nei sottocampi per mantenere qualità e freschezza, nonostante il grande caldo. Il menu prevedeva due piatti principali, sempre diversi ogni giorno. Il primo piatto era ad esempio pasta fredda, cous cous di verdure, insalata di riso di AltroMercato, farro con verdure, pasta con i broccoli e formaggio. Il secondo piatto erano ad esempio polpette di verdura e patate, frittata con zucchine o spinaci, insalata mediterranea con olive, feta e pomodori.
La cena è stata distribuita in un piatto/vassoio fatto in mais, dunque 100% compostabile, formato da due scomparti, con coperchio richiudibile. Il vassoio (75 mila il numero di quelli utilizzati) è stato sviluppato da Vivenda ad hoc per AGESCI, proprio per rispondere alla modalità logistica di fruizione della cena ad Arena24.

Frutta e verdura locale
La frutta fresca era distribuita a pranzo e a cena, e variava ogni giorno: banane, susine, pesche, pere e mele. Frutta e verdura provenivano prevalentemente dal territorio veronese.

Diete speciali
Le diete speciali prevedevano oltre 600 menu diversi, rispondenti alle diverse e numerose tipologie di allergie e intolleranze. Sono state preparate separatamente dagli altri pasti e confezionate in monoporzioni; sulle etichette venivano riportati il nome della persona a cui erano destinate, il Gruppo scout di appartenenza, il tipo di dieta e l’alimento sostitutivo. Su 18.000 pasti sono state 2.300 le diete speciali (13%), con filiera dedicata e variazioni giornaliere del menu.

“Abbiamo accettato con entusiasmo la sfida proposta da AGESCI per l’evento di Verona. Un lavoro complesso, ma importante, che in una settimana ha visto compiersi la realizzazione di un anno di progettazione – ha spiegato Davide Perrone, direttore per l’area Nord Est de La Cascina Cooperativa – Per rispondere al meglio alle esigenze dell’Associazione, garantendo sempre la qualità e la stagionalità dei prodotti, nei mesi precedenti all’evento abbiamo infatti svolto sopralluoghi, fatto assaggi, contattato fornitori, organizzato trasporti e gestito tutta una serie di altre complessità logistiche con l’obiettivo di fornire ai partecipanti un pasto nutriente e apprezzato”.

Oltre l’85% dei rifiuti differenziati ad Arena24

27 Agosto 2024

Comunicato stampa di Amia

Oltre 23 mila chili di rifiuti che per oltre l’85% proseguiranno correttamente il proprio ciclo di vita, attraverso il riciclo. Grazie alla collaborazione e al protocollo d’intervento concordato con Amia, i 18 mila capi scout che da giovedì a domenica hanno partecipato ad Arena24 hanno potuto attivare un’ottima raccolta differenziata sia al campo base, allestito al Pestrino, che nella vicina area palco e a Villa Buri, teatro di alcuni degli eventi che hanno animato le quattro giornate.

I kg di rifiuti raccolti sono stati 23.700, di cui 20.700 riciclabili. Nel dettaglio, sono stati raccolti 5.880 kg di carta e quasi altrettanti (5.020 kg) di plastica, 60 sono stati i chili di vetro. Il secco, e cioè la sezione di indifferenziata, è stata pari a 3.000 kg mentre la voce maggiore è quella di umido pari a 8.740: un numero tanto alto perché conferiscono in questa sezione anche i piatti utilizzati per la cena, di materiale compostabile. La percentuale di differenziata è dunque dell’86,78%.

Questo ottimo risultato è stato raggiunto grazie all’impegno di tutte/i, di Amia e di Tangram Team rifiuti, che ha presidiato e differenziato i rifiuti per tutta la durata e tutti i luoghi del campo.

“È una grande soddisfazione essere riusciti a gestire al meglio un evento di tale portata, differenziando correttamente i rifiuti e raggiungendo una quota di differenziata tanto alta. Questi numeri ci dicono che l’obiettivo è stato centrato e vogliamo sia di buon auspicio per i prossimi traguardi che aspettano tutto il territorio cittadino con il cambio di modalità di raccolta dei rifiuti che, a partire da Porto San Pancrazio e la sesta circoscrizione nei prossimi mesi, gradualmente toccherà poi tutti i veronesi”, commenta il presidente dell’Amia Roberto Bechis, ringraziando il personale Amia impegnato nei giorni scorsi all’area scout.

Grazie al protocollo siglato nei mesi scorsi tra l’azienda e i referenti di AGESCI, per l’evento Arena24 sono stati messi a disposizione mezzi e strumenti: sono stati consegnati e posizionati 8 postazioni da 1.000 litri di carta, plastica, vetro e secco più ulteriori 10 cassonetti da 660 litri per la plastica. E ancora 20 bidoni da 240 litri per ciascuna delle seguenti tipologie di rifiuto: carta, secco, plastica e umido. Simili disposizioni – almeno 5 bidoni da 240 litri ciascuno per secco, carta, plastica, vetro e umido – sono state predisposte a Villa Buri, altro teatro operativo di Arena24.

Inoltre, in collaborazione con Amia, sono stati organizzati 12 eventi Plasticfree, Cittadinanzattiva Verona Ripuliamoci che hanno coinvolto complessivamente, tra venerdì e sabato scorsi, 1.300 scout impegnati nella raccolta di mozziconi e di altri piccoli rifiuti abbandonati a terra in alcune aree tra città antica e quartieri.

Una Matrice del Bene Comune per AGESCI

27 Agosto 2024

Progettare e valutare l’impatto della nostra azione educativa sul bene comune: co-costruiamo una matrice per AGESCI. Questo il titolo del workshop che si è svolto al Villaggio della Sostenibilità di Villa Buri durante Arena24.

Lo strumento guida è stata la Matrice dell’Economia del Bene Comune sviluppata dal movimento internazionale ECOnGOOD.

Nei 12 laboratori svolti tra venerdì 23 e sabato 24 agosto, coordinati da Lidia Di Vece e Marta Avesani, circa 600 capo e capi hanno potuto esprimere la propria opninone in merito alle voci da inserire nella “nostra” particolare matrice.

Si conclude Arena24. Tutti i numeri dell’evento

26 Agosto 2024

Con la partenza delle quattro ultime Comunità capi, appartenenti ai Gruppi siciliani di Gaiano Castel Ferrato 1, Trabia 1, Partanna 1 e Nicosia 1, si è ufficialmente chiuso lunedì 26 agosto “Arena24” l’evento principale della Route nazionale delle Comunità capi 2024.

Sono stati più di 18 mila le capo e i capi dell’AGESCI giunti a Verona dal 22 agosto da tutta Italia per partecipare a questo grande momento di riflessione collettiva, con oltre 60 tra incontri, approfondimenti, momenti di formazione e dibattiti, per un totale di 220 relatori, con lo scopo di analizzare la realtà dei giovani di oggi e definire le sfide e il percorso dell’Associazione per i prossimi anni.

“Torniamo a casa con uno zaino colmo di emozioni – hanno dichiarato Roberta Vincini e Francesco Scoppola, Presidenti del Comitato nazionale AGESCI – Siamo grati per risposta delle capo e dei capi: ognuno di loro potrà tornare a casa con nuove consapevolezze, nuove risposte, ma anche ulteriori piste da approfondire in futuro con la sua Comunità capi. Desideriamo ringraziare dal profondo tutti coloro che hanno sostenuto e reso possibile questo evento, in particolare le istituzioni, l’Amministrazione e i cittadini di Verona: grazie alla loro accoglienza e alle forti testimonianze di servizio che ci hanno mostrato, il ricordo di questa città rimarrà indelebile nelle pagine della nostra Associazione. Abbiamo tanto materiale per vivere a pieni polmoni i prossimi 50 anni dell’AGESCI: la nostra Associazione è pronta a salpare verso nuovi obiettivi e traguardi per l’educazione dei giovani, consapevole di poter essere un interlocutore autorevole e un alleato prezioso per la società, la Chiesa e la politica, con l’unico scopo di formare buoni cittadini e cristiani, come fa da 50 anni”.

I numeri dell’evento

  • Arena24 si è svolta su una superficie di circa 250 mila metri quadrati di campo;
  • i partecipanti all’evento hanno percorso complessivamente 1.260.000 km a piedi nei quattro giorni di attività, per gli spostamenti tra Villa Buri, l’area campo e la città di Verona;
  • nei giorni di campo sono stati serviti oltre 190 mila pasti, anche per le 2.300 persone con diete speciali;
  • tutto l’evento è stato vissuto in digitale, grazie a un’App dedicata che nei momenti di picco ha ricevuto oltre 40 mila consultazioni al minuto;
  • l’evento è stato supportato da 6 patrocinatori, 18 partner, 8 sponsor;
  • sono stati 600 i volontari che danno una mano con l’organizzazione, il cosiddetto Tangram Team, in gran parte composto da scout non più in servizio o soci del MASCI (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani);
  • oltre 390 sessioni di laboratori organizzati nel Luna Park, dedicati a condivisione di tecniche e approfondimenti su tematiche quali pace, natura, competenza tecnica, sicurezza, comunicazione, creatività, inclusività, musica;
  • 80 eventi organizzati nel Bosco della Spiritualità, con 80 sacerdoti e religiosi disponibili per colloqui e sacramento della riconciliazione e 300 Cuffie (Silent Disco) utilizzate per full immersion nel bosco;
  • 53 Associazioni ed Enti coinvolti nella Piazza delle Generazioni, con 180 volontari presenti;
  • 24 laboratori e 36 eventi organizzati nel Villaggio della Sostenibilità;
  • 600 attività del modulo Tracce, con attività di volontariato ed ascolto di testimonianze insieme a 100 associazioni e 140 volontari del territorio veronese;
  • utilizzati circa 1.000 bagni chimici, 400 docce, 60 lavabi, 20 punti acqua;
  • oltre alle tende dei 18 mila capi, utilizzate 120 strutture coperte, tra tendoni e gazebi;
  • sul fronte dei trasporti, 15 mila persone si sono spostate in treno, utilizzando 121 regionali, 51 Frecciarossa, 12 InterCity. ATV ha potenziato il servizio di autobus di linea, sono state effettuate oltre 150 corse con pullman privati e gestiti gli spostamenti di 75 persone a ridotta mobilità.

La vera gioia è la felicità

26 Agosto 2024

La Santa Messa presieduta dal Cardinale Zuppi e l’intervento del Ministro Antonio Tajani

© Gianfranco Scagnetti/RN24/AGESCI

“Siete capi! E questo termine è libero da confronti, competizioni, perché come deve essere è di solo Servizio. Senza di voi non cammina il popolo scout […] per poter dare la possibilità di conoscere e seguire il miglior Maestro della Vita, quel vero pellegrino che è Gesù che ama, che insegna ad amare se stessi e ad amare il prossimo e cammina nelle nostre strade e apre quella del cielo”. Queste le parole del Cardinale Matteo Maria Zuppi durante l’omelia della Santa Messa che ha precededuto la cerimonia di chiusura di Arena24 (leggi l’omelia).

Tutte e tutti presenti alla Santa Messa presieduta dal Cardinale Zuppi e animata dalla Pattuglia Scout Music: il caldo non ferma i 18 mila di Arena24 e l’emozione è tanta. Le parole risuonano dal palco: “Il servizio vi ha cambiato, vi ha reso migliori; ognuno personalmente e tutti insieme avete in tanti modi rinnovato quella Promessa che fin da piccoli ha orientato la vostra vita. Fare del mio meglio… e uno non smette! Per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese: solo così si educa, e chi educa cambia!”.

E ancora:
“Il cuore del Vangelo è gioia, è vita vera… è felicità. È pace, giustizia… è amore. E la via della felicità non è un benessere a poco prezzo o la garanzia di non aver problemi. […] Chiede di metterci in gioco”.

L’omelia di Zuppi è uno sguardo aperto e vero alla vera felicità, quella che non delude, quella che indirizza il nostro servizio. Sulle orme di don Peppe Diana, don Giovanni Minzoni e delle Aquile Randagie, “sappiate scegliere, educare alla vera libertà, affrontando ogni fascismo e totalitarismo e violenza […] senza paura di rinunciare per scegliere e trovare ciò che è buono e bello, ciò che Cristo e la coscienza ci indica come giusto”.

“Il Signore porti a compimento l’opera che ha iniziato con voi e in ciascuno di voi, cantando, camminando, con speranza e felicità!”.

La Santa Messa si conclude con Tangram, il canto di RN24, ed è tempo di saluti e ringraziamenti.

I Presidenti del Comitato nazionale, Roberta Vincini e Francesco Scoppola, sono i primi: commossi, felici e fiduciosi per il futuro della nostra Associazione che “dovrà ripartire da RN24, una nuova tappa della nostra cinquantennale storia”.

© Matteo Bergamini/RN24/AGESCI

Sul palco sale poi il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani. Il suo discorso ricorda anzitutto il suo passato da esploratore a Roma, e quei valori che ha scoperto nell’esperienza scout e che oggi porta ancora avanti nei suoi incarichi al servizio del Paese. A braccio, ridisegna la mappa delle tante incertezze e violenze che oggi nel mondo provocano ingiustizie, sofferenze: dalla guerra in Ucraina alla Palestina, chiedendo il “cessate il fuoco immediato”.

© Andrea Pellegrini/RN24/AGESCI

Tra gli applausi e sotto gli idranti della Protezione Civile, che provano a rinfrescare i 18 mila dal caldo, il canto Insieme accompagna la cerimonia di ammaina bandiera che chiude ufficialmente Arena24.

È tempo di ritornare nei territori e far fruttare quanto vissuto ad Arena24 perché la vera gioia è la felicità che procuriamo al prossimo!

Messaggio del Santo Padre all’AGESCI, in occasione di Arena24

25 Agosto 2024

Pubblichiamo di seguito il messaggio che Papa Francesco ha inviato alla nostra Associazione in occasione di Arena24.

Messaggio del Santo Padre

Al Reverendo Don Andrea TURCHINI Assistente Generale dell’Associazione Italiana Guide e Scout Cattolici Italiani.

Rivolgo il mio cordiale saluto ai partecipanti alla Route delle Comunità capi, esortando ad attingere nuovo entusiasmo dalla fede in Gesù, maestro e amico, per proseguire con gioia il cammino umano e spirituale all’interno della Chiesa, testimoniando il Vangelo nella società.

I giorni di riflessione possano favorire in ciascuno la consapevolezza di quanto sia delicato il vostro impegno educativo nei confronti di ragazzi, adolescenti e giovani che vanno accompagnati con sapienza e sostenuti con affetto. Ciò richiede una formazione di qualità per coloro che sono chiamati a svolgere questa importante missione: anzitutto la disposizione ad ascoltare e a empatizzare con gli altri, quale ambito in cui germina e dà frutti l’evangelizzazione.

Si tratta, in particolare, di sviluppare la capacità di ascolto e l’arte del dialogo, che sono naturalmente ancorati a una vita di preghiera, dove si entra in dialogo con il Signore, si sosta alla sua presenza per imparare da Lui l’arte dell’amore che si dona, di modo che poco a poco l’esistenza sia in sintonia con il cuore del Maestro.

Le pagine del Vangelo ci permettono di vedere come Gesù sapeva rendersi presente o assente, sapeva qual era il momento di correggere o quello di elogiare, di accompagnare o l’occasione per inviare e lasciare che gli Apostoli affrontassero la sfida missionaria. È in mezzo a questi, che potremmo chiamare, “interventi formativi” di Cristo che Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni e il resto dei chiamati, configurarono, poco a poco, la loro vita a quella del Signore.

È necessario anche considerare l’impatto formativo che la vita e il comportamento dei formatori hanno sulle Branche che compongono l’Associazione. I formatori educano in primis con la loro vita, più che con le parole. La vita del formatore, la sua costante crescita umana e spirituale come discepolo di Cristo, sostenuto dalla grazia di Dio, è un fattore fondamentale di cui dispone per conferire efficienza al suo servizio alle giovani generazioni. Di fatto, la sua stessa vita testimonia quello che le sue parole e i suoi gesti cercano di trasmettere nel dialogo e nell’accompagnamento formativo.

Rinnovo il mio apprezzamento all’intera vostra Associazione, rilevante realtà educativa nella Chiesa e vi incoraggio a fare sempre più di essa una palestra di vita cristiana, occasione di comunione fraterna, scuola di servizio al prossimo, specialmente ai più disagiati e bisognosi. Non lasciatevi paralizzare dalle difficoltà, ma mettetevi sempre in marcia alla ricerca del progetto che Dio ha su ciascuno.

Con questi auspici, assicuro l’orante ricordo e, mentre affido tutti alla protezione della Vergine Maria e di San Giorgio, chiedo per favore di pregare per me, di cuore invio la mia Benedizione.

Roma, San Giovanni in Laterano, 1° agosto 2024

Responsabili, felici, noi!

25 Agosto 2024
© Matteo Bergamini/RN24/AGESCI

Di seguito l’intervento dei Presidenti del Comitato nazionale AGESCI alla cerimonia di chiusura di Arena24.

Signor Ministro Tajani, Sua Eminenza Cardinal Zuppi, Gentili Autorità, Gentili tutti. Carissime e carissimi,
è davvero una grande gioia incontrarci. È davvero una grande gioia riconoscerci: oggi non è solo la nostra uniforme a renderci simili. Sono i nostri occhi, appassionati e desiderosi di bellezza! Sono i nostri volti, segnati dalla fatica di questi giorni, ma soprattutto dai sorrisi, che sono fioriti più che mai. Sono le nostre mani, che si sono sporcate di entusiasmo, di avventura, di esperienza, di relazioni.

È la nostra forza, la forza dell’AGESCI: saper costruire il nostro futuro partendo dalle relazioni che naturalmente nascono sui nostri percorsi, dalla condivisione di obiettivi e pensieri che, messi tutti insieme, ci fanno guardare lontano e ci donano la possibilità di interrogarci sul presente e allo stesso tempo costruire il futuro, per noi, per le nostre ragazze e i nostri ragazzi.

È la nostra idea di felicità: non solo un obiettivo da perseguire, ma uno stile con cui affrontare il nostro cammino. In 50 anni di vita la nostra Associazione ha fatto crescere generazioni di donne e uomini meritevoli di fiducia perché capaci di fare del proprio meglio, felici perchè procurano felicità agli altri.

E per fare questo ogni giorno abbiamo ascoltato, camminato, osservato, spezzato il Pane e condiviso la Parola. Siamo stati Chiesa, ogni giorno. Lo saremo sempre più, con la consapevolezza del ruolo che come laici, insieme a tante altre associazioni e realtà, possiamo avere nella costruzione del Regno.

Arena24, l’evento che abbiamo vissuto in questi giorni, è stato un dono straordinario e una tappa fondamentale del percorso della nostra Route nazionale. Quando abbiamo iniziato a progettare il sogno della Route, avevamo in testa ben chiaro l’obiettivo di rendere le Comunità capi protagoniste, investendo ciascuna della responsabilità di progettare il proprio percorso. La risposta che abbiamo ricevuto ci ha davvero meravigliato, ma non sorpreso. Le azioni di felicità che ciascuna comunità capi ha realizzato ci hanno mostrato quanto entusiasmo anima i nostri gruppi, quanto è forte l’impatto della nostra Associazione sui territori, dai piccoli comuni alle grandi città, da Aosta a Siracusa. Grazie a tutte e tutti voi per la partecipazione e il coinvolgimento che avete dimostrato in questi giorni.

Abbiamo provato a interrogarci anche su quelli che abbiamo chiamato “gli irrinunciabili”: valori, idee, intuizioni che ogni comunità capi ritiene imprescindibile per la ricerca della felicità. Avete portato qui il vostro “irrinunciabile”, rendendolo protagonista delle Botteghe di Futuro. L’invito che facciamo oggi a ciascuna Comunità capi è quello di avere cura dei valori che avete scelto per il vostro percorso, approfondendoli all’interno dell’Associazione con la modalità che ci è propria, ovvero quella dei percorsi di confronto e condivisione, in tutti i luoghi di incontro che l’Associazione offre: Zone, Regioni, fino al Consiglio generale.

La speranza è che questi giorni insieme abbiano reso forte l’idea che la felicità è un diritto, ma non solo. La felicità è lavoro, ricerca, impegno, capacità di osservare, di analizzare noi stessi e ciò che ci circonda. Felicità è accogliere, è aprirci all’altro e proprio per questo è assunzione di responsabilità, di risposta a una chiamata grande che fa appello al nostro saper obbedire, nel senso etimologico che viene dal latino, ob audire, cioè “ascoltare verso”.

Il nostro impegno per la costruzione della felicità non dura il tempo di un evento: è la nostra missione di cristiani, e non prevede soste, non concede esitazioni. Siamo chiamati a rispondere di questa felicità, per sentirla ancora di più vibrare sotto la nostra pelle, per goderne ancora di più i frutti.

La felicità è un percorso faticoso, ciascuno lo ha sperimentato nella sua vita. Ma è una fatica che noi scout conosciamo bene: quella che ti fa raggiungere una vetta e poi, una volta arrivati in alto, ti fa guardare indietro, per contemplare la strada macinata, ma anche in avanti, per ammirare l’orizzonte. E, quando condivisa, questa fatica riesce a plasmare meravigliosi legami, relazioni significative e fondanti nella storia di ciascuno di noi.

È una fatica, quella verso la felicità, che non possiamo, che non vogliamo fare da soli: questi giorni dimostrano che l’AGESCI c’è, e ha voglia di scalare nuove vette, insieme.

Oggi l’AGESCI conta 182 mila soci. Non si tratta solo di un numero, ma rappresenta una sfida enorme, quella della partecipazione. Dal 1974, quando siamo nati, la società ha vissuto diverse rivoluzioni su questo tema. Come Associazione siamo fieri di poter dire che in questi 50 anni non abbiamo mai smesso di interrogarci su come assicurare e promuovere la partecipazione di tutti i nostri soci. Ma anche su quale può e deve essere il nostro ruolo nella società civile e nella Chiesa.

Lo dimostra anche la storia delle nostre route. La route nazionale di Bedonia del 1979 aveva al centro temi come l’evoluzione del laicato dopo il Concilio, la questione meridionale, la partecipazione politica, la nonviolenza e l’obiezione di coscienza. Facciamo un salto di 28 anni, andiamo alla Route dei Piani di Verteglia, Strade e Pensieri per domani. Nel 1997 parlavamo di tecnologia, legalità, educazione alla Pace, Europa, disuguaglianze. E arriviamo a oggi: qui a Verona abbiamo parlato di accoglienza, speranza, pace, cura condivisa, crisi climatica, giustizia sociale, migrazione, diversità, fragilità umana.

I protagonisti di questi dibattiti siamo stati tutti noi, rappresentanti di tutte le generazioni, in gran parte ragazzi tra i 20 e i 40 anni, quelli che spesso la società considera troppo giovani per partecipare alla vita politica e alla discussione pubblica.

Ma così non è, oggi i giovani chiedono di più. Nell’ultimo biennio, a livello europeo, l’impegno del volontariato nella popolazione generale mostra dati in flessione. I numeri relativi agli adolescenti, invece, sono in controtendenza: la quota di ragazzi tra i 14 e i 17 anni che ha svolto attività in questo tipo di associazioni è quasi raddoppiata negli ultimi due anni. Non si tratta solo di voglia di partecipare, i giovani chiedono responsabilità.

È una richiesta che non possiamo ignorare: ripetiamo spesso che si impara da piccoli a diventare grandi e che la democrazia è prima di tutto uno stile a cui veniamo educati. La nostra partecipazione dal 3 al 7 luglio a Trieste alle Settimane Sociali dei Cattolici in Italia, ad esempio, è stata il nostro contributo “Al cuore della democrazia”, è la volontà di camminare nella Chiesa come testimoni di un progetto di cittadinanza attiva e impegno sociale per le nuove generazioni.

Abbiamo bisogno di riappropriarci del significato più profondo delle parole: la parola politica come forma di impegno irrinunciabile di cui non aver paura superando timidezza e settarismi, l’autonomia che è il contrario dell’individualismo e si realizza nella comunità come fondante della propria libertà.

Non dimentichiamoci la forma e il sapore della felicità che abbiamo gustato in questo anno di cammino insieme. Dobbiamo vivere sempre più i nostri territori per capire dove c’è bisogno della nostra azione educativa. Oggi noi qui vogliamo annunciare con forza che vogliamo essere felici generando felicità per gli altri. Con tutto quello che questo implica.

Il tempo che stiamo vivendo ci impone di non voltarci dall’altra parte, ma di sporcarci le mani per costruire il futuro. In un contesto sociale che spesso detta desideri alla velocità di un reel o di una storia, la nostra forza consiste nella tenacia di continuare a educare al sogno: noi capi ci impegniamo a guardare ai ragazzi e alle ragazze che abbiamo davanti, non a quelli che immaginiamo, e alle loro potenzialità, per guidarli a scoprire il gusto dei propri sogni e ad accogliere il progetto che Dio ha su di loro. Nostro dovere è accompagnarli a riconoscere nel proprio sogno la possibilità e la responsabilità di rendere il mondo migliore, intrecciando competenze personali e ciò che il contesto chiede loro.

Sappiamo bene che è una missione difficile e che il nostro modello educativo potrebbe sembrare -solo all’apparenza- troppo lungimirante. Ma conosciamo altrettanto bene quanto paga questo lavoro, quante vite piene sono fiorite grazie a quest’esperienza, che ha dentro di sé il tempo e la sapienza non degli uomini ma del Signore.

Vogliamo lasciarvi con 3 parole da portarvi a casa che a nostro avviso racchiudono il senso e le emozioni di questi giorni.

La prima è RESPONSABILI.

Aldo Moro diceva: “Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo direttamente al domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma, cari amici, non è possibile; oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà”.

Mai come oggi c’è bisogno del nostro impegno per incidere ancora maggiormente nel tessuto sociale del nostro Paese. In questo, la Promessa scout continua a indicarci la strada maestra: essere buoni cittadini.

La seconda è, ovviamente, FELICI.

Etty Hillesum, scrittrice olandese ebrea vittima dell’Olocausto, scrive nei suoi diari mentre era reclusa ad Auschwitz: “Sembra si sia attuato in me un cambiamento che dura ancora: nei miei stati d’animo peggiori, nei momenti di depressione, avrei perso ogni contatto con l’altra me stessa. E questo adesso non accade più. Ora porto con me la mia tristezza e la mia gioia, e ogni altra cosa: l’una non esclude più l’altra e così è anche nelle mie relazioni con gli altri. Il sentimento che ho della vita è così intenso e grande, sereno e riconoscente, che non voglio neppur provare a esprimerlo in una parola sola”.

Ci prova Sant’Agostino a trovare questa parola, senza girarci troppo intorno: “Felicità è uno dei nomi di Dio”. Non stanchiamoci mai di cercare queste nome sulle nostre labbra, di urlarlo a sguarciagola nelle nostre vite, è un nostro diritto, è un nostro dovere.

L’ultima è NOI.
È un “noi” enorme, che non comprende solo chi è qui oggi. Ci sono dentro le nostre bambine e i nostri bambini, le nostre ragazze e i nostri ragazzi, le nostre capo e i nostri capi, anche quelli di domani. Ma non solo.

David Sassoli, caro amico della nostra comunità scout, diceva: “Nessuno deve restare indietro, nessuno deve sentirsi solo, nessuno deve non essere partecipe della vita della propria comunità. Stiamo vivendo un tempo di grandi sfide e dobbiamo sentire la necessità di recuperare il volto e la dignità delle persone”.

Care capo e cari capi dell’AGESCI, facciamo tesoro di queste parole e, da ultimo, non dimentichiamo quello che papa Giovanni Paolo II ci ha detto nel 2004: duc in altum!

È il nostro momento, la felicità è il nostro presente e il nostro futuro. Tocca a NOI. L’AGESCI c’è.

Omelia del Card. Matteo Zuppi per la S. Messa di Arena24

25 Agosto 2024

Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia del Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, per la Santa Messa a conclusione di Arena24.

“Viviamo a Verona quella grande assemblea di Sichem di cui abbiamo ascoltato, con motivi simili a quelli che avevano spinto Giosuè a convocare il popolo. Giosuè avvertiva il rischio che prevalessero l’identità di ogni tribù e di ogni clan familiare, di una frammentazione che enfatizzasse l’io, ma relativizzasse il noi. Quando questo avviene – troppo spesso – il problema è soprattutto per l’io che si deforma! Solo insieme si rinsalda il patto di alleanza che rende un solo popolo capace di vivere la promessa. In un mondo segnato dalla paura, dall’idolatria dell’individualismo, che gonfia l’io perché non riesce a pensarsi insieme, sentiamo la felicità di questi giorni di vero giubileo: consapevolezza, ringraziamento, felicità di una strada che si allunga man mano che si percorre, di fare parte di un grande popolo che cammina insieme e si sostiene nelle difficoltà, solidali tra “fratellini e sorelline” di tutte le età e con tutti, sempre senza chiedere passaporto e fedina penale. A Sichem fecero memoria di quanto avevano vissuto nei lunghi anni dell’esodo e dell’amore provvidente di Dio che li aveva accompagnati sempre, anche quando erano inconsapevoli. Il loro cuore era rivolto al futuro, al tempo e alla sfida che li attendeva.

Oggi sono con noi – in quel legame spirituale, ma reale che è la comunione, il filo d’oro dei cuori – tutti i ragazzi e le ragazze che camminano con noi, i compagni strada, mai estranei, sempre prossimi. Non siamo turisti, ma esploratori! Ci accompagnano anche i tanti che in questi cinquanta anni hanno camminato con voi e adesso, magari, camminano con difficoltà con le gambe, ma certamente lo fanno ancora di più col cuore, con la preghiera, con la solidarietà. Davvero “per sempre”. Siete un popolo. Solo l’io può scegliere, ma solo il noi può aiutare quell’io a camminare.

Siete capi. L’AGESCI è una delle poche realtà dove questo termine è evidente, libero da confronti e competizioni perché come deve essere, di solo servizio. Lo siete e vi fate riconoscere, liberi da riconoscimenti, ma anche da deleghe o da capi che lo fanno in maniera surrettizia, senza giocarsi personalmente, finché conviene o non richiede molto. Senza di voi il popolo scout non cammina. Siete tanti, ma quanti altri ne servirebbero per potere dare la possibilità di conoscere e seguire il miglior maestro della vita che è Gesù, che ama e insegna ad amare se stessi e ad amare il prossimo, che cammina per strada e apre quella del cielo. Tu hai parole di vita eterna, parole di vita e non di morte, parli di quello che non finisce e che la vita la rende piena di bellezza umana e spirituale già oggi, luce nel buio, giustizia nei disequilibri, pace nelle divisioni, mitezza in un mondo con cuori e menti armati. L’io isolato soffre, non sta bene! L’io in una vita ridotta a laboratorio diventa solo più fragile. Sappiamo quanti ragazzi e ragazze chiudono il mondo in una stanza (senza cielo però!), catturati e ingannati dallo schermo che confonde reale e virtuale e fa credere di essere quello che non si è. A volte ho l’impressione che anche quando stiamo con gli altri restiamo sempre come davanti a uno schermo! Ecco perché essere capi: per loro, per camminare nella vita vera, per cambiare questo mondo e renderlo felice non perché va tutto bene, ma perché ho qualcuno con me e ho speranza. Capi perché nessuno resti indietro, per non avere paura degli imprevisti, per camminare contemplando e difendendo il Creato e le creature, per imparare ad arrangiarsi, arte così importante per chi cammina davvero! Vi prendete responsabilità in un mondo che ama il ruolo e la considerazione, ma senza legami e sacrifici. Essere capi vi ha cambiato e vi ha reso migliori. Ognuno personalmente e tutti insieme avete, in tanti modi, rinnovato quella promessa che fin da piccoli ha orientato la vostra vita: “Fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese”. Solo così si educa e chi educa cambia. Avete sentito il dovere verso Dio e il suo sogno per il mondo, che poi vuol dire anche per ogni persona. Avete sentito il dovere verso il nostro Paese e anche quell’altro Paese che per noi è l’Europa, ma alla fine l’intera casa comune della terra che vogliamo sentire e rendere casa e una casa per tutti. Fare il meglio è molto diverso dall’angoscia di prestazione, solo dimostrativa di sé non per gli altri, piena di confronti e paure. Fare il meglio è poter chiedere aiuto, sbagliare, correggersi ed essere corretti, è non accontentarsi e allo stesso tempo godere del cento volte tanto che riceviamo in fratelli, sorelle, padri, madri. Fare il meglio perché abbiamo davvero capito che se non lasciamo il mondo migliore sarà peggiore, segnato da ingiustizie inaccettabili, alle quali non vogliamo abituarci. Siete diventati grandi facendo diventare grandi non perché sopra gli altri, ma insieme e nel servizio. Il più grande aiuta il più piccolo. Sempre. Quando ognuno finisce per essere regola a se stesso si finisce per cercare una felicità individuale e non trovarla mai.

Ponete l’onore essendo affidabili in un mondo spesso incerto e cangiante; siete leali, non ingannate e aiutate a non nascondere e avere paura della fragilità, a poter avere fiducia in qualcuno; siete utili e aiutate gli altri, non aspettate e fate voi il primo passo e insegnate a farlo; siete cortesi in tanta pericolosa ignoranza e aggressività egocentrica; obbedite, insegnando a non rinunciare mai a pensare e a usare la coscienza, ma legati a Gesù e alla legge del noi; sorridete in un tempo di tanto vittimismo egocentrico e superficiale. E continuate a cantare e fare cantare assieme, a cantare la vita nella gioia e nel dolore. Siete laboriosi, cioè non fatalisti, non approssimativi o pigri che si salvano da soli e hanno tempo da perdere perché non hanno nessuna da amare. Siete economi, cioè attenti con tante buone prassi all’ambiente umano e naturale e non con la stoltezza del benessere. E infine siete puri di pensieri, parole ed azioni. Puri? Siete puri perché liberi da una verità ipocrita e senza vita, perché siete capaci di sporcarvi per amore, perché questa è la purezza cristiana.

Voi dimostrate che è possibile vivere una vita felice, non perché senza problemi, ma perché con un amore più forte delle avversità. Questo era il sogno di Baden-Powell – un uomo segnato dalla terribile esperienza della guerra – e questo rimane e si conferma il sogno che anche voi, qui a Verona, volete rinnovare. Non siete per niente “anime belle”, ma belle e forti anime in un mondo che la trova poco! Non siete ingenui, ma – proprio perché sapete come va il mondo – lo volete cambiare! Non siete diventati cinici osservatori, turisti, ma sempre esploratori. Generate tanta felicità. Qualcuno, anche all’interno della vostra Associazione, ha ironizzato su questo tema, giudicandolo un po’ naif. In realtà il tema della felicità ci riporta al cuore del Vangelo, che è annuncio di gioia e via di felicità, vera, di pace, giustizia, amore. La via della felicità non è benessere a poco prezzo o garanzia di non avere problemi! Anzi! È una parola dura perché ferisce l’orgoglio e libera dalle difese, chiede di metterci in gioco e ci fa affrontare le paure. Voi avete fatto vostra quell’espressione che Baden-Powell scrisse nel suo ultimo chiaro, semplice, sempre nuovo messaggio agli Scouts del mondo: “Il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri”, il segreto umile ed esigente della felicità. Così si costruisce la pace, “specialità” che è richiesta a tutti! “Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo” (GS 41).

A nome dei Vescovi italiani desidero manifestare il più grande affetto, la stima e la gratitudine per ciò che siete e per ciò che fate. In questo nostro tempo di guerra siate testimoni di pace! I vostri Gruppi siano luoghi in cui si costruisce e si custodisce la pace attraverso un’accoglienza vera per sconfiggere l’odio e il pregiudizio, l’ignoranza e la violenza nelle parole, nelle menti e nelle mani, disponibilità a relazioni riconciliate tra voi e con tutti. Così si disarmano le menti, i cuori, le mani. Viviamo in un tempo di emergenza educativa: siate capaci di scelte coraggiose, di essere riferimenti, specie verso quelle ragazze e quei ragazzi che sono più emarginati! Ritornate allo spirito di Baden-Powell che pensò allo scautismo per i ragazzi più emarginati di Londra. La grande stima che godete presso le famiglie e le istituzioni non vi renda mai una realtà lontana dalla realtà, borghese; non vi accontentate di accogliere chi vi cerca, ma andate voi a cercare quelle ragazze e quei ragazzi che non verrebbero mai o le cui famiglie non inserirebbero i loro figli in una lista di attesa. Recuperate lo spirito missionario dello scautismo accogliendo tutte e tutti e condividendo con loro la bellezza della vostra esperienza.

Viviamo in un tempo di sinodalità ecclesiale: siate partecipi di questo percorso che la Chiesa sta vivendo! Non siete mai ospiti in parrocchia. Voi siete una associazione ecclesiale, ma non clericale; la vostra esperienza di democrazia associativa vi rende esperti di processi in cui ognuna e ognuno è chiamato a contribuire, senza esibizione e protagonismo, ma con tanta responsabilità. Condividete con le vostre Diocesi i percorsi sull’educare alla vita cristiana e sull’iniziazione cristiana. Fatevi voce nella Chiesa delle domande e delle provocazioni di coloro che si sentono ai margini e siate per quelle stesse persone il volto di una Chiesa che accoglie tutti e che propone a tutti un cammino di felicità nella sequela di Cristo, che non si conosce in astratto, in laboratorio, ma nella vita.

Viviamo in un tempo di crisi della democrazia e della partecipazione democratica: siate nelle vostre comunità custodi del bene comune e testimoni di un agire politico concreto, davvero disinteressato perché con un unico interesse: la persona. Non accontentatevi di slogan e sfuggite alla pericolosa e colpevole polarizzazione o vuota proclamazione di valori, ma si traduce in azione concreta a favore dei più fragili e dei più bisognosi, in particolare i ragazzi e i giovani.

Viviamo un tempo in cui nel nostro Paese è ancora forte e insidiosa la pratica dell’illegalità e delle scorciatoie compiacenti in nome della convenienza personale. In questo anno in cui celebriamo i trent’anni dell’omicidio di don Peppe Diana, parroco di Casal di Principe e Assistente ecclesiastico dell’AGESCI, continuate a essere testimoni ed educatori di legalità e di giustizia, senza compromessi e senza impegni a spot o per i sondaggi, come condizione essenziale per costruire il bene comune e insegnare ad amarlo e difenderlo tutti i giorni.

Viviamo in un tempo in cui si evitano le scelte perché sembra intollerabile rinunciare a qualcuna delle infinite esperienze volatili e a poco prezzo che ci vengono offerte. Seguendo la testimonianza di don Giovanni Minzoni, sappiate scegliere e educare alla vera libertà, affrontando ogni fascismo, totalitarismo e violenza come le Aquile Randagie, senza paura di rinunciare per scegliere e trovare ciò che è buono e bello, ciò che Cristo e la coscienza ci indicano come giusto.

In questo contesto fluido e con sempre meno punti di riferimento stabili, ma con tanti tecnici e assistenti interessati, siate testimoni umani e credibili di scelte definitive e libere, solo per amore e per servizio, senza il timore che siano “per sempre”, anzi con la preoccupazione che non siano “per un po’” nel matrimonio, nel sacerdozio ministeriale o nella vita consacrata, nella professione, nell’impegno politico. Non mezze scelte, sempre timorose, perché è la scelta che fa crescere, non perché risolve tutto, ma troverà chi non lascerà mai solo e darà la forza per affrontare la strada. Non “a tempo determinato”, ma dono, pienezza perché l’amore ha paura di non donarsi completamente e possiede l’arte di riparare tutto. In un tempo di tanto individualismo e dittatura dell’”ego”, siate educatori e testimoni di condivisione nella comunità, della bellezza del lavorare e camminare insieme, del costruire insieme un mondo più fraterno e amichevole e, per questo, libero e liberante dalle tante dipendenze, vere tiranniche schiavitù.

Viviamo in un tempo in cui l’esperienza religiosa e la fede sono relegate al privato e sono ritenute lontane dalla vita, restrittive della coscienza personale e limitative dell’io: siate testimoni di una vita cristiana che favorisce la bellezza di ogni espressione dell’umano, che non ha paura di legarsi per amore e non per possedere, sentendosi a casa nella Chiesa e amandola non perché sia una realtà perfetta, ma perché famiglia di peccatori perdonati che seguono colui che insegna ad amare, parola di vita eterna.

Buona strada, carissimi cape e capi dell’AGESCI. Il Signore porti a compimento l’opera che ha iniziato con voi e in ciascuno di voi, cantando, camminando, con speranza e felicità!