Il lavoro vivente
23 Agosto 2024
Al Villaggio della sostenibilità di Villa Buri emerge con forza il tema del “fare il bene” nel proprio ambiente di lavoro con Giancarlo Turati, amministratore delegato di Fasternet, che ha condiviso la sua visione di lavoro, ispirata dalla sua esperienza scout e dalle riflessioni tratte dal libro “Il lavoro vivente. Dare vita al lavoro e mettere al lavoro la vita” di Alberto Peretti.
Turati, che guida Fasternet dal 1995, azienda che accompagna le imprese italiane nei percorsi di digitalizzazione, ci invita a riflettere su cosa significhi veramente “fare il bene” all’interno di un’azienda. Secondo lui, lavorare bene non significa soltanto essere efficienti o produttivi, ma sentirsi parte di un progetto più grande, che trascende la semplice attività lavorativa e abbraccia una visione più ampia e umana. Turati articola la sua filosofia del lavoro attorno a tre pilastri fondamentali:
1. Stare Bene: è essenziale che ogni individuo si senta a proprio agio nel contesto lavorativo. Un ambiente sano e positivo è la base per poter esprimere il proprio potenziale e contribuire efficacemente all’azienda.
2. Fare Bene: non basta essere presenti, è necessario mettere impegno e passione in ciò che si fa, cercando di eccellere nel proprio ruolo e di portare valore aggiunto all’organizzazione.
3. Fare il Bene: l’importanza di agire con una coscienza etica, di sentirsi parte di un disegno più grande, in cui il lavoro diventa un mezzo per migliorare il mondo intorno a noi.
Turati ci invita a considerare il lavoro non come un fine, ma come un mezzo per realizzare qualcosa di significativo, sia per se stessi sia per gli altri. “Il lavoro è una parte della vita, ma non è la vita”, afferma. Questa visione implica che il lavoro dovrebbe essere parte di un progetto di vita più ampio, che include anche il restituire alla comunità, ai colleghi e al mondo parte di ciò che si è ricevuto. Questa testimonianza di Giancarlo Turati ad Arena24 ci offre una prospettiva preziosa su come il lavoro possa essere vissuto in modo più umano e significativo.
Un invito a ripensare il nostro rapporto con il lavoro, affinché non sia solo una fonte di guadagno, ma anche un’opportunità per crescere come individui e contribuire al bene comune.